SlowfoamAscolto panpsichico
Madelyn Byrd (they/them), aka slowfoam, è unə sonic weaver, co-fondatorə dell’etichetta FLINTA* post-genre Gravity Pleasure e educatorə trasversale di base a Marsiglia. Con una formazione in Neuroaesthetics, si muove tra mentorship creativa ed esplorazione ecopoetica. Attraverso una prospettiva ecotransfemminista su cosa implichi essere creativɜ e rizomaticɜ, l’artista propone alternative là dove il campo musicale “non arriva”. Il suo lavoro sembra nascere direttamente da spedizioni verso altri mondi. Esiste un modo di abitare l’immaginazione che raggiunge allo stesso tempo ciò che è lontano e ciò che è profondamente vicino. Il lavoro di Slowfoam sembra emergere da questo paradosso: simili a uno stagno eppure oceanici, i suoi tappeti sonori contengono una profonda quiete e un movimento inquieto, come accarezzare lentamente il muschio per ore mentre viaggi oltre la velocità del suono verso un grembo cosmico. Con un album-memoir in uscita a settembre 2026 per Somewhere Press, le sue curiosità attuali spaziano tra frequenze elettromagnetiche, incontri vulcanici e performance che mettono in discussione le teorie della coscienza. Radicate in una pluralità di corpi, le cinetiche di Slowfoam continuano ad espandersi, sintonizzandosi con la vitalità ecologica e l’erotismo attraverso l’incontro tra ricerca sul campo e pratiche somatiche.
Chiara Pitrola: Esiste un’entità più-che-umana e uno strumento sensoriale, reale o immaginario, da cui ti senti particolarmente attrattə in questo momento?
Slowfoam: Il panpsichismo 🙂 Negli ultimi due anni ho fatto ricerca e lavorato creativamente con la miə carə amicə e collaboratorə Lou Croff Blake intorno a questa teoria della coscienza. In sostanza, il panpsichismo sostiene che tutto, dagli atomi agli animali, possieda una qualche forma di mente o una qualità simile alla mente. Si sovrappone all’animismo e a molte concezioni indigene della coscienza, riconoscendo autonomia e rispetto a tutto ciò che ci circonda: realtà non umane, rocce e geologie, corpi d’acqua, la Terra. Come alternativa al materialismo rigido, ha avuto recentemente una nuova diffusione anche come teoria plausibile nei campi delle neuroscienze e della fisica quantistica.
CP: E cosa ti affascina maggiormente del panpsichismo?
S: Con Lou giochiamo ad integrarlo in aspetti della queerness, del monstering e del chimerizing, per trasformare il nostro rapporto con noi stessɜ, tra di noi e con il mondo che ci circonda. Il panpsichismo amplia la nostra immaginazione e ci porta a chiederci cosa significherebbe percepire e sentire senza avere alcun senso conosciuto. Come percepisce la propria esistenza una roccia? Come percepisce l’erosione e il tempo? Dove e quando iniziano e finiscono i confini tra essa e il più ampio contesto geologico a cui appartiene? Quando ha smesso di essere una montagna, un vulcano o magma liquido che si muove sotto la superficie terrestre? Come possiamo applicare queste forme alternative di sapere e di essere a noi stessɜ?
CP: Parlami dei tuoi attuali riferimenti sensoriali ed estetici. Come alimentano, o interferiscono con i tessuti sonori a cui stai lavorando?
S: Ultimamente sono attrattə dalle frequenze elettromagnetiche e dall’aria. Sto lavorando a due progetti diversi ma interconnessi, che esplorano e rendono sonori questi elementi come forze invisibili capaci di connettere, infiltrarsi e creare estraneità tra corpi e paesaggi. Le frequenze elettromagnetiche sono onde (spesso) antropogeniche, come onde radio, microonde, infrarossi, luce visibile, ultravioletti, raggi X, raggi gamma ecc., che pervadono le nostre città e i nostri ambienti, anche nei luoghi più remoti. Ho trascorso tre settimane negli altopiani, nei fiordi e nei campi di lava islandesi, registrando le linee elettriche che attraversano paesaggi altrimenti privi di presenza umana, utilizzando microfoni EM che convertono le onde elettromagnetiche in segnali elettrici, rendendole percepibili.
I segnali sono rumorosi, ronzanti e dominano l’intero spettro uditivo, dai bassi profondi che fanno vibrare la pancia
agli acuti stridenti e insopportabili.
Come molte delle cose che filtrano dall’umanità, i campi elettromagnetici sono dannosi e l’esposizione provoca diversi problemi di salute ambientale. I campi elettromagnetici delle linee elettriche possono avere un forte impatto sulle realtà non umane, compresi gli impollinatori come le api mellifere, causando potenzialmente alterazioni negli ecosistemi.
Inoltre, mi interessano le sonorità e le estetiche dell’aria, attraverso le bocchette di ventilazione, il respiro e la voce di esseri umani e non umani, l’atmosfera ecc. Sto studiando l’aria come indicatore elementale della salute e del benessere, in modo simile alle rane, che sono specie indicatrici la cui salute delle popolazioni può fornire informazioni sulla salute dell’ecosistema circostante. L’aria può modellare la salute e il benessere a livello individuale, sociale e planetario. La salute dei nostri polmoni è legata all’aria che respiriamo, e l’impatto ambientale del modo in cui trattiamo e ci prendiamo cura dei sistemi globali dell’aria riguarda tutti gli esseri che dipendono dagli scambi di anidride carbonica e ossigeno. Ho iniziato a studiare e registrare il modo in cui l’aria si muove attraverso i corpi, l’ambiente costruito e l’atmosfera. Mi interessano i suoni che segnalano le relazioni tra flusso e igiene dell’aria, e in particolare i momenti in cui l’aria rimane intrappolata, per esempio nei contenitori di plastica, nei condizionatori, negli spazi chiusi, nei polmoni, nelle voci silenziate.
CP: Dai vita ai tuoi progetti per scoprire qualcosa o per costruire qualcosa che hai già immaginato?
S: Entrambe le cose 🙂 Ma tendo a lasciare che sia l’immaginazione a guidare il processo di scoperta. Spesso parto da un concetto semi-formato che nasce nell’immaginario. Quando entra nella realtà e comincia a prendere forma, spesso si trasforma in qualcosa che inizialmente non avrei potuto immaginare, qualcosa di completamente nuovo che sembra voler essere scoperto.
CP: Se potessi collaborare con un ecosistema, quale sarebbe?
S: Ooooh, è difficile… ma penso che, dato che sono appena tornatə da questo viaggio in Islanda, mi sento attrattə dai sistemi vulcanici e geotermici e collaborerei con i terreni lavici. C’è qualcosa di estremamente crudo, sensuale, erotico, psichedelico e metal nel modo in cui la lava erutta e dà forma al mondo. Al contrario, si trasforma in qualcosa di incredibilmente morbido e adattabile quando licheni e muschi grigio-verdi ricoprono delicatamente gli spigoli taglienti delle rocce vulcaniche, rimodellandoli in masse grumose e tondeggianti. Molto rapidamente, il muschio islandese ospita un mondo di piccoli insetti, animaletti e microrganismi.
Personalmente, mi sento molto affine a questi paesaggi, l’intensità tagliente come un rasoio delle rocce laviche, nel tempo, viene attutita da un muschio morbidissimo e spugnoso. Un tenero contrasto.
CP: Da essere umano, c’è qualcosa che hai imparato sul piacere o sulla noia da esseri più-che-umani che sono entrati nel tuo processo creativo?
S: Per tornare alle lezioni che ci insegnano le rocce (🪨✨), penso che possiamo imparare molto dallo stoicismo del tempo geologico. Nella pazienza del tempo geologico, le interazioni con il vento, l’acqua, il clima e le creature ci mostrano come siamo inevitabilmente e inestricabilmente modellati da ciò che ci circonda. Può essere un po’ noioso, ma è anche una rinuncia al controllo.
Diventerai sempre te stessə in relazione,
anche se rimani fermə e lasci che sia il mondo a plasmarti.
Nel mio processo creativo cerco di coinvolgere persone, suoni e macchine come collaboratori alla pari, per co-modellarci e co-diventare nel fare. Spesso è meglio sedersi e ascoltare.
CP: Il tuo suono intreccia elettroacustica, voci e field recordings. C’è un qualche rituale che pratichi sempre quando fai ricerca sul campo?
S: Pratico molti rituali di ascolto e consapevolezza somatica. A volte rimango sedutə con gli occhi chiusi per un po’ prima di produrre un suono. A volte faccio esercizi di respirazione e canto mentre mi allungo. A volte faccio una passeggiata o una doccia calda, qualsiasi cosa possa aiutarmi a calmarmi e riportarmi nel presente, così da poter prestare attenzione ai diversi elementi in gioco e al modo in cui li sento nel mio corpo.
CP: C’è un luogo, un’entità o un odore che ti ha insegnato ad ascoltare diversamente?
S: Oh sì, tantissimi. Lə miə partner e lɜ miɜ amicɜ, il sottile rumore bianco del mare, la quiete e i cinguettii che si sentono dal portico di Villa Rosa a Loco, in Svizzera, il brontolio del ghiaccio che si scioglie in una laguna glaciale, il traffico fuori dal mio vecchio appartamento a Berlino, una pentola d’acqua che bolle lentamente, l’odore del creosoto dopo un monsone in Arizona, il ronzio delle bocchette di ventilazione e delle cicale a Kyoto, tuttɜ lɜ artistɜ e teoricɜ che mi hanno formatə, in particolare Pauline Oliveros, Éliane Radigue, Brandon LaBelle e Salomé Voegelin.
CP: In quanto idrofemminista, come informano il tuo lavoro le pratiche somatiche e come si intrecciano con la tua sperimentazione sonora?
S: Le pratiche somatiche, o meglio, le pratiche poetiche, i movimenti e i sistemi del corpo, sono diventate un’oasi di pace a cui posso sempre tornare. Sto attraversando un momento importante di rieducazione all’ascolto e di fiducia nella saggezza del mio corpo, considerandola pari e persino più antica di ciò che percepisco come logico e razionale. Ascoltando, scopro il mio corpo parlare di come dobbiamo cambiare radicalmente il modo in cui attraversiamo la vita, di come modificare il modo in cui ci connettiamo e ce ne prendiamo cura. Siamo stressatɜ, depressɜ, sotto farmaci, esauritɜ: i nostri corpi sono luoghi di estrazione, repressione, isolamento. Attraverso l’idrofemminismo, i sistemi dell’acqua ci mostrano come fluire e connetterci all’interno di un sistema più ampio che va oltre noi stessə, oltre l’individualismo, dentro e oltre i danni prodotti dal capitalismo, dal cambiamento climatico ecc. Nel mondo stanno accadendo moltissime cose terrificanti e so che moltɜ di noi lo sentono. Credo sinceramente che i nostri corpi siano punti di accesso a forme incredibili di trasformazione, se siamo dispostə ad ascoltarli e a muoverci insieme a loro.
CP: Il tuo prossimo album Night Rider è in uscita proprio ora. Cosa ti ha sorpreso quando hai iniziato a vedere l’album assumere una forma più permanente?
S: Ohhh, questo album è stato un viaggio pazzesco! È estremamente personale e tenero, l’ho fatto per e insieme allə mə stessə di 17 anni. Io ne ho 34, quindi erano 17 anni fa! Mi è parso un buon momento per tornare alle ragioni per cui ho iniziato a fare musica: come modo per proteggermi e guarire mentre i traumi, il tumulto e quella quotidianità angosciosa della periferia dell’Arizona, sovrapposta alla fantasia del Far West. Avevo una visione piuttosto precisa di quello che sarebbe stato l’album, ma naturalmente si è trasformato in qualcosa di molto diverso e ancora più bello. Qualcosa doveva emergere e ho dovuto farmi da parte e lasciare entrare nel processo lə me stessə più giovane, il che ha significato prendere alcune decisioni creative piuttosto sorprendenti. Realizzare questo album è stato come scalare una grande montagna per raggiungere la valle successiva della mia vita, e sono contentə di averlo fatto, ma sono anche felice di essere dall’altra parte e non vedo l’ora di condividerlo.
CP: Hai descritto Night Rider come un’esplorazione auto-etnografica di casa e displacement. Ti sei trasferitə recentemente a Marsiglia: in che modo questa nuova casa ti sta ispirando?
S: Mi sono trasferitə a maggio, quindi mi sto ancora adattando, ma sono molto felice di essere vicino al mare e adoro la comunità musicale di Marsiglia. Anche la natura circostante è molto bella e non vedo l’ora di trascorrere più tempo a conoscerla. Sto ancora imparando il francese e sono curiosə di vedere come questo cambierà il mio modo di pensare e comunicare (per ora è semplicemente molto lento), ma col tempo penso che sarà anche un punto di espansione.
CP: Hai co-fondato l’etichetta indipendente FLINTA* Gravity Pleasure con Slyn. Ci sono nuove uscite, progetti o eventi in arrivo che vorresti condividere con noi?*
S: Abbiamo alcune uscite interessanti in diverse fasi, ma non possiamo ancora condividere nulla 😉 Posso però dire che stiamo co-curando un festival musicale a Berlino chiamato Liquiforms, insieme a forms of minutiae e con il supporto aggiuntivo di Zabriskie Buchladen, Mappa e Musicboard Berlin. Durerà 12 ore e comprenderà concerti, un workshop, film, un pop-up shop e installazioni, tutto dedicato all’idrofemminismo e all’idroacustica. Siamo anche felicɜ di iniziare il processo di curatela di un’altra compilation, per presentare alcune delle meravigliosɜ artistɜ FLINTA* che lavorano con e sono ispiratɜ dall’idrofemminismo e dalle ecologie acquatiche.
Cases correlati
2.3 Organizzazioni culturali
Apri il Case Leggi il CaseInfrastrutture culturali per istituzioni o organizzazioni indipendenti: Centre d’Art Contemporain Genève, Pinacoteca G.A. Levis Chiomonte, Arteco, Nova Express, Kabul Magazine, Barriera, Karussell, Treti Galaxie, Palazzo Irreale, Painters Painting Paintings.
2.2 Brand di moda
Apri il Case Leggi il CaseSistemi culturali e artistici per brand di moda: Missoni, Aspesi, Marsèll, K-Way, Muso.
2.4 Pratiche artistiche
Apri il Case Leggi il CaseCostruire sistemi visivi e digitali per artistɜ, designer, musicistɜ, studi e altre pratiche: Paola Pivi, Julia Krahn, Sara Enrico, Riccardo Baruzzi, Tiziano Martini, Viola Leddi, Emilio Fantin, Grace Prince, Ramona Ponzini, Andrea Magnani, Variante Artistica, Altalena, Resign.